Scordati
Si parte verso la città fantasma più in-famosa al mondo, Pripyat, dove è possibile entrarci abusivamente, pagando qualche centinaia di euro. Poi si è liberi per vagare dove si vuole, ma non per molto tempo. Le radiazioni sono proprio dietro l’angolo, letteralmente parlando.
Una guida turistica introduce, presenta e spiega quello che è, quello che è stato, quello che non sarà. Tra le diverse indicazioni vi è quella di non dare da mangiare agli animali che potrebbero avvicinarsi. Vi è un animale, il più sociale di tutti, che potrebbe farlo.
Perché non tutti vanno via, non tutti scappano, alcuni restano.
All’ombra di un luna park mai messo in funzione “Scordati” (l’accento è a discrezione dello spettatore) è una storia di solitudine, che parte dal pretesto di un disastro per raccontarne altri. Una solitudine troppo affollata, avara, che non si lascia godere. Sa di chimica e di sbagli. In bocca, come una patina rinsecchita, l’amarezza spelacchiata del fallimento, uno fra i tanti, che ci siamo scordati di evitare. Una solitudine codarda, sfigata e sterile; una solitudine di gruppo, di un dolore razionato a pezzetti e svenduto ai grandi magazzini.
A consolare, lo spazio familiare di un deserto radioattivo, la grazia storpia degli alberi rossi, la dolcezza zoppa di note mai suonate: la poesia andata a male, più bella che mai.
Di e con Davide Di Maria
Con l’amichevole partecipazione video di Alice Salogni e Matteo Bertuetti
Si ringrazia Danny Cooke per la gentile concessione all’utilizzo del video Postcards from Pripyat, Chernobyl

